L’Arsenale di Venezia

Se decidete di visitare Venezia in 3 giorni con bambini, una visita all’Arsenale è senz’altro un’ottima idea. Siamo sicuri che i vostri pargoli rimarranno entusiasti dall’esperienza!
Si trova nel sestiere di Castello e rappresenta il luogo dietro le cui mura merlate si svolse la febbrile attività del cantiere navale di Venezia.
Qui maestri d’ascia abilissimi costruivano galee, mercantili e altre imbarcazioni ad un ritmo senza pari in Europa.
Gli operai dell’Arsenale di Venezia si chiamavano “arsenaloti” ed erano migliaia, ciascuno con la propria specializzazione.
Lavoravano in vere e proprie catene di montaggio.

LA STORIA DELL’ARSENALE

La tradizione vuole la sua nascita nel XII secolo (1104), ma per alcuni risale al secolo successivo.
L’intero complesso ruota attorno all’Arsenale Vecchio, che comprende l’edificio dove era custodito il Bucintoro, ovvero l’imbarcazione di rappresentanza del Doge.
Aumentando le esigenze della Serenissima, crebbe anche la richiesta di navi, perciò anche questo luogo diventò sempre più grande.

L'arsenale di Venezia.: il bucintoro
Il Bucintoro nell’Arsenale di Venezia

Per prima cosa vennero costruite le Corderie della Tana, edificate nel 1303-1304 e poi ricostruite da Antonio da Ponte nel 1579-85. Esse occupano quasi tutta la parte sud.
Altri due ampliamenti vennero realizzati nel 1325 con l’Arsenale Nuovo e nel 1473 con l’Arsenale Nuovissimo.
Inoltre, con l’inizio delle produzioni delle Galeazze (navi da guerra più grandi delle normali galee) fu necessaria l’apertura di officine e capannoni, oltre alla realizzazione del Canale delle Galeazze.

Poichè l’attività dei cantieri erano segretissime, l’arsenale venne circondato da mura, separate dal resto di Venezia da canali naturali e artificiali, che lo abbracciano da ogni parte del complesso.
L’unico accesso da terra è costituito dal grande portale del 1460.
La produzione dell’arsenale fino al XVIII secolo non ebbe uguali.
Oltre alla funzione di cantiere esso aveva anche quella di base navale: ospitava infatti un flotta di 25 navi pronte a partire all’occorrenza.

Al culmine della sua attività l’arsenale si estendeva su una superficie di 46 ettari, impiegava 16.000 uomini e ospitava 300 società di navigazione.
Fino al XVI secolo Venezia mantenne la propria potenza navale grazie ad imbarcazioni a remi, spesso munita di vele (le galee in battaglia erano le più manovrabili).
A partire dal XVII secolo però le navi veneziane vennero superate dai velieri olandesi e inglesi, la cui costruzione Venezia non riuscì mai ad eguagliare.

Durante il declino della Repubblica, i suoi abitanti furono sempre più legati alla terra.
Nel 1797, alla sua caduta, l’attività del cantiere era cessata del tutto.
Il complesso ora è proprietà della Marina Militare e buona parte degli edifici è adibita a spazio espositivo.
Alcuni spazi, a lungo in abbandono, sono stati risistemati dal Comitato della Biennale.
Questi spazi sono le ex Corderie, l’ex Artiglieria e diverse banchine.

IL PORTALE D’INGRESSO

Considerato uno dei primi esempi di stile rinascimentale a Venezia, risale al 1460 ed è fiancheggiato da due torri. La terrazza, cinta da una cancellata, risale invece al 1692-94.
Questa è decorata da una serie di leoni marmorei di varie forme e dimensioni: il più grande, in posizione seduta, era parte del bottino di guerra che il doge Francesco Morosini trasse dal porto del Pireo in Grecia.

Giardino delle Vergini

Si trova a sud di Porta Nuova e da questa separata dal Rio delle Vergini. Questa ampia area sorge dove un tempo c’erano un monastero di monache agostiniane e la chiesa Santa Maria delle vergini, entrambi demoliti a metà Ottocento.
E’ stato realizzato nel 2010 dal garden designer Olandese Piet Oudolf, che ha partecipato in quell’anno alla XII Mostra Internazionale di Architettura di Venezia.
Nell’occasione ha creato un  un giardino fiorito inaspettato, con piante che ha sovrapposto alla vegetazione precedente, e dall’aspetto un po’ “spettinato” e selvatico.

COSA SI PUO’ VISITARE

Le aree visitabili sono

  • L’Arsenale nord tutto l’anno (dal lunedì al venerdì, dalle 10.00 alle 17.00).
    Per visite o informazioni sulla porzione di Arsenale di proprietà della Marina Militare è possibile rivolgersi all’Istituto di Studi Militari Marittimi. 
    (www.difesa.it/Protocollo/AOO_Difesa/Marina/Pagine/MSTUDI.aspx )
  • L’Arsenale sud durante le aperture delle Biennali d’Arte e di Architettura.

Nelle immediate vicinanze dell’Arsenale, all’interno di uno degli antichi granai di Venezia si trova il Museo Storico Navale.
Custodisce collezioni di cimeli artistici e storici legati alla storia della marina italiana.
Le collezioni sono ospitate in 42 sale disposte su 5 piani.
Fanno parte del museo anche la vicina Chiesa di San Biagio e il Padiglione delle Navi. Il museo si estende perciò su una superficie espositiva di oltre 6.000 metri quadri.

CURIOSITÀ

  • Il “bacino di carenaggio” è una parte importante dell’arsenale. Si tratta di una grande area d’acqua utilizzata per la costruzione, la riparazione e la manutenzione delle navi.
    In pratica, è una sorta di “piscina” artificiale che permette alle navi di essere alzate fuori dall’acqua per lavori di manutenzione o riparazione dello scafo.
  • Questo luogo era all’avanguardia nelle tecnologie navali e nell’ingegneria.
  • Una delle caratteristiche più sorprendenti erano le catene difensive.
    Queste chiudevano l’entrata principale del porto per proteggere la città. Potevano essere alzate e abbassate per controllare l’accesso alle navi nemiche.
  • L’Arsenale di Venezia è considerato uno dei primi esempi di produzione in serie nella storia.
    Le navi venivano costruite utilizzando un sistema standardizzato che permetteva una produzione efficiente e veloce.

ARSENALE VENEZIA – COME ARRIVARE

Da Piazzale Roma e dalla Stazione alla Biennale di Venezia: si arriva con le linee ACTV di vaporetto. La linea 6 è la più veloce ma la linea 1 permette un tragitto completo di tutte le fermate lungo il Canal Grande.
Da Riva degli schiavoni invece si può andare a piedi con una passeggiata di un quarto d’ora abbondante.

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